Migrazione di un dominio

Come pianificare la migrazione di un sito e la migrazione di un dominio senza avere momenti di black out

Migrazione di un sito, Migrazione di un dominio

Quando il rapporto con il provider si incrina, talvolta si rende necessario cambiare. La migrazione da un provider ad un altro è un’operazione semplice in apparenza ma va pianificata molto bene per evitare problemi non da poco.

La prima cosa che occorre verificare è il TLD (top level domain) del nostro dominio. Generalmente è un .it o un .com, ma ne esistono una infinità. Per praticità affrontiamo parliamo solo di questi due TLD lasciando a richieste specifiche l’approfondimento su altri.

Dal punto di vista della visibilità i due sono identici. Avere un .it o un .com non da alcuna differenza quando si cerca su Internet, tuttavia una differenza sostanziale è che il .com è di proprietà mentre il .it è dato in concessione dall’autorità italiana, il NIC (http://www.nic.it). Ciascun dominio ha un proprietario ed un amministratore. Se siete i proprietari del vostro dominio non ci sono problemi.

Come faccio a scoprire se sono il proprietario? E’ molto semplice. ci sono molti siti che permettono di fare questo tipo di interrogazioni (whois). Il più noto è http://who.is. Dopo l’introduzione del GDPR molti servizi nascondono queste informazioni per questioni di Privacy. In alternativa potete sempre farvi fare questa sorta di visura del vostro attuale provider.

Ora che avete scoperto se siete o no proprietari del vostro dominio, passiamo alla seconda fase.

Vediamo la gerarchia di queste informazioni. Il dominio è un nome al quale sono associati principalmente 2 valori, quelli che indicano il posto in rete dove trovare tutte le informazioni che riguardano il domino stesso (dove sono i siti, chi gestisce posta e molto altro). Questi due valori sono i NAMESERVER e li fornisce il nuovo provider. In pratica possiamo aver acquistato un domino in Francia ed avere i nameserver in Italia.

All’interno dei nameserver esiste la ZONA DNS, vale a dire quell’insieme di informazioni che fisicamente governano il dominio. Ognuna di queste informazioni ha una tipologia specifica, un record che ne identifica la specie. I records che gestiscono la posta sono di tipo MX, quelli che hanno le informazioni legate al sito sono di tipo A ecc.

Avere una mappa precisa della ZONA DNS è un ottimo passo per fare una migrazione senza problemi.

La migrazione del dominio entra nel vivo

Per fare un esempio, noi potremmo avere un dominio acquistato su Aruba (Italia), avere i nameserver su un provider olandese e nella zona dns specificare che la posta (i record mx) sono gestiti da google (usa) ed il sito (record a) è ospitato su un server francese. Internet è organizzata così.

A questo punto, una buona strategia è quella di ricostruire la situazione creando una nuova ZONA sul nuovo provider.

Iniziamo quindi con il configurare il dominio sul nuovo provider. Servirà solo per preparare il campo quando sarà il momento di fare la migrazione reale del dominio.

Per prima cosa, bisogna ricostruire la ZONA DNS come acquisita in precedenza, con tutti i records.

Immaginiamo che cambiare provider significhi spostare sito e/o posta altrove quindi serviranno i nuovi riferimenti che dovranno essere impostati.

Terminata questa fase, abbiamo un dominio sul nuovo provider ed una ZONA DNS configurata con i valori nuovi possiamo iniziare a migrare il sito.

Considerando che non sempre ci si lascia da amici, è un buon inizio fare un clone del proprio sito e portarlo sul nuovo server usando il metodo adeguato in funzione del tipo di sito (un semplice ftp per siti tradizionali, clonazione mediante plugin per siti wordrpess ecc.). Naturalmente sarà invisibile al mondo, ma non importa.

Il nuovo server che ospita il vostro sito ha certamente un indirizzo ip che avrete usato per la clonazione. Per sapere se avete fatto tutto a modo, prima di fare il passaggio definitivo, è importante verificare che funzioni tutto.

Se avete una macchina windows, nella cartella C:\Windows\System32\drivers\etc\ troverete il file ‘hosts‘, un file di testo (spesso da sistema ne è vietata la scrittura per motivi di sicurezza quindi, nel caso, click col destro del mouse, proprietà, abilitare la scrittura), a cui occorre aggiungere il vostro dominio e l’indirizzo ip nuovo.

Il file hosts vi permette di navigare sul vostro sito appena migrato e verificare che vada tutto bene mentre il resto del mondo continua a vedere il vecchio sito.

Migrazione di un dominio – ultima fase

Ora che il sito è migrato ed i record MX della posta sono stati aggiornati, passiamo all’ultima fase, il dominio. E’ il momento di chiedere all’attuale provider il codice di autorizzazione per la migrazione (authcode).

Se siete proprietari del dominio oppure, se non lo siete ma il dominio ha lo stesso nome o nome riconducibile alla vostra azienda ed il TLD è un .it, o prima o poi (generalmente prima) si fa tutto.

Se il dominio è un .com ed il provider attuale non collabora, la strada è più lunga e, nel caso non siate ne proprietario ne amministratore, anche più incerta.

Dal momento in cui si chiede l’authcode il provider capisce che volete cambiare e, se è un professionista (ed i conti sono in ordine), rilascia l’authcode senza problemi.

Una volta in possesso dell’authcode, le procedure di migrazione sono a carico del nuovo provider. Se è tutto a postoin qualche giorno si risolve tutto, altrimenti è più lunga.

In questo modo, quando ci sarà la migrazione del dominio, i nameservers sono già configurati, sito e posta sono già funzionanti, non ci saranno momenti di black out e nessuno si accorgerà di nulla.

Se utilizzate clients di posta (outlook, thunderbird o altri) sarà a questo punto necessario riconfigurarli (smtp, pop3, user e password) per il nuovo server di posta. se invece utilizzate servizi quali gmail, il problema non si pone.